Il tempo della pazienza…

Quando le tragedie ci toccano da vicino, le sentiamo più nostre. Ogni giorno più di un fratello, o una sorella “torna alla luce”, ma ciascuno di noi è troppo impegnato nella propria costruzione mentale, quella costruzione mentale che ci impedisce di empatizzare la sofferenza di chi ha freddo, fame, sta male, o soffre di solitudine. L’indifferenza egoica! Quello status mentale che ci fa tirare dritto, quando passiamo a fianco a “un senza tetto”, ma che ci fa gioire quando qualcun altro, distante da noi, fa quello che, infondo al cuore, avremmo voluto fare noi. Siamo entità perfette, rese fragili dalle nostre costruzioni mentali. A forza di riempire le nostre vite di regole sociali da seguire, pena sanzioni e punizioni auto inflitte, abbiamo smarrito i nostri intuiti primordiali. A volte, però, succede un evento catastrofico, qualcosa di talmente forte, e inaspettato che per un attimo fa vacillare il nostro “surrogato mentale”. Ci fermiamo increduli, ma poiché ancora resiste, quel surrogato ci induce a scagliare la rabbia che abbiamo dentro, verso chi abbiamo “eletto come colpevoli”, rei di aver eretto, con il nostro consenso, quella ragnatela di regole burocratiche, in cui ci sentiamo soffocare. La rabbia è sicuramente migliore dell’indifferenza, ma ancora siamo distanti dalla nostra essenza. Ed è allora che succede qualcosa di ancora più sconvolgente: una valanga si abbatte sulle nostre teste, e insieme alle nostre pseudo sicurezze mentali, per un attimo fa crollare i nostri “Ego alterati”. Il dramma ci riporta al cuore, e in quell’attimo ci rendiamo conto che i sentimenti d’amore, empatia, e solidarietà ci esortano a tornare sul “sentiero delle soluzioni”. Le soluzioni utili ad offrire un aiuto concreto al “volto della sofferenza”. Il tempo della pazienza darà buoni frutti, ma se ci impegnassimo ogni giorno a “stare nel cuore”, colmeremmo le distanze che spesso ci separano dalla nostra vera essenza!